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VERSI DI-VERSI

(di Roberto Sensoni)

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Roberto Sensoni - 2002.

 

 

 

 

PREFAZIONE

Ho incontrato Roberto Sensoni, già apprezzato scrittore noir/fantapolitico, in occasione della presentazione della sua ultima fatica letteraria: “Ulisse Schittzer – 2005… La Svolta”. Discutendo con lui, mi disse che scriveva anche poesie. Gli chiesi di mostrarmele. Fu una rivelazione! Mai, nella vita, avevo incontrato tanto denso coagulo di duro realismo, misto ad umana dolenza: nessuna mezza misura, autentica espressione moderna ed attuale di dolore esistenziale legato al quotidiano vivere di tutti noi.

In queste liriche, colpisce la veemenza, la forza distruttiva della parola, che scava nel profondo dell’anima alla ricerca di quei colori d’ombra, oscuri ed insopportati, che appartengono comunque all’imperfezione umana, valori e sentimenti comunemente definiti negativi, ma che, per un effetto catartico, vengono esorcizzati, metabolizzati, infine escreti in un moto di vera ed infinita liberazione, e l’uomo, finalmente, prende coscienza di sé e accetta anche le sue parti peggiori, in un atto di grande responsabilità.

Ma la vera grandezza di Sensoni sta nell’incastonare queste gemme di morte e dolore in un fulgido gioiello fatto di nobile ed antico metallo, visibile solo a chi, tra le righe, riesce a cogliere il grido dell’uomo che, di fronte a tale conflitto, accetta di vivere fino in fondo la sua condizione di umana imperfezione, in un grande atto di trascendenza e di rispetto verso il Superiore, il Divino, L’Assoluto.

E tutto ciò, nei tempi nostri, tempi moderni, è veramente cosa rarissima!

 

(La Spezia, 25/11/02 - Marino Tomà).

 

 

 

 

 

 

"La postazione da cui Roberto Sensoni osserva e descrive la realtà è sicuramente quella dell'esperienza maturata nel corso di una vita, ma anche quella di un poeta deciso a parlare, a comunicare se stesso e quindi a rapportarsi col mondo attraverso la sua lirica. Una sensazione, questa, che si ha sin dalla prima lettura dei testi inclusi in questa raccolta dal titolo suggestivo "Versi Di Versi"; titolo che in qualche modo racchiude il senso profondo del lavoro di questo autore, teso proprio a creare un continuo gioco di rimandi tra una poesia e l'altra, tra un verso e l'altro, costruendo così un filo rosso di ricerca non solo letteraria, ma personale e umana. La strada intrapresa da Sensoni, infatti, è quella difficile e tortuosa della conoscenza che passa attraverso un viaggio interiore e una profonda riflessione rivolta verso se stesso, ma anche attraverso una continua dialettica con la realtà, spesso raffigurata nella sua accezione più dura e arida. Penso per esempio a "La terra assetata e riarsa,/ mostra crepe che s'aprono ovunque,/ e preludono al nulla,al vuoto deserto.../ i rari cespugli d'erba ingiallita,/ esausti,/ s'inchinano sotto l'iniqua potenza del maglio di fuoco..." (da Miraggio) in cui alla descrizione nitida di una realtà spoglia si contrappone l'immaginifico, l'onirico del "maglio di fuoco"; oppure a "Lontano, presso un blindato colpito,/torme di cani si contendon carogne/ che, d'umano, ormai, han soltanto le forme.../ Più da presso, sulle rive sassose d'un lago di fango,/ morenti,/ d'illusione bevono un sorso,/ le ultime creature esistenti..." (da Tramonto), in cui la raffigurazione poetica travolge anche il sentimento, il desiderio di fuga e l'impossibilità di farlo. Il tutto senza dimenticare l'aspetto più puramente lirico del testo che si confronta anche con una possibile ricerca di musicalità, in grado di recuperare ove possibile l'assonanza e un ritmo morbido, completamente in sintonia con l'iter descrittivo del verso. Tanto che questo diventa un altro dei motivi centrali della raccolta, insieme ad un'impostazione classicheggiante, sia per ciò che concerne il linguaggio poetico, che l'aggettivazione molto ricercata. Penso a versi, come "Non più concitazion mi coglie donna.." (da L'umana miseria) oppure "Ma dell'altro ignorando d'Amor le esigenze.." (da Come un treno che passa) o infine "A lungo vagai per tal vastità, che d'uomo conoscer non parea presenza.." (da Parlar d'un sogno); immagini, ritratti di vivida trasparenza che si rifanno ad una tradizione lirica novecentesca. Tuttavia non mancano spunti di originalità come la scelta di tornare nel caso di alcuni testi ad una poesia-racconto che trova una lunga tradizione anche nel novecento italiano e che si basa su una formula descrittiva completamente diversa da quella comunemente utilizzata dai poeti; una cifra stilistica in cui il narrato prevale sull'aspetto lirico e la volontà di dire prevarica il non detto, l'accennato tipico della poesia contemporanea. Ne sono un perfetto esempio testi, come "Parlar d'un sogno" oppure "Il vecchio e il muro" in cui addirittura l'autore inscena un dialogo tra i due protagonisti e che rappresenta sicuramente una delle parti più interessanti dell'intera raccolta. In conclusione un lavoro poetico che pur portando con sè la tradizione poetica e letteraria di un secolo ricco come il Novecento, tenta la difficile strada di un'attualizzazione di certi temi e stili, con la consapevolezza e la necessità di ritrovare una strada personale di espressione artistica".

 

(Giulio Perrone, 28/06/03)